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204 notturno


I suoi minuti occhi selvaggi s aprono sotto la mia benda.

Entra nella corte Gontarina. Un grido, due gridi.

Viene dalla riva degli Schiavoni.

Passò sopra Chioggia.

Volò a San Francesco del Deserto.

Girò intorno al campanile orientale nell’isola degli Armeni.

Si posò un istante nella bocca del Leone su la colonna della Piazzetta, tentata di mettervi il suo nido novello.

Entra nella corte Contarina. Un grido aguzzo, un guizzo bianco.

S’abbassa verso i pozzi aridi raccolti entro le inferriate.

Poi sfiora le logge a chiocciola sovrapposte, con la rapidità musicale di una mano che fa un arpeggio su per le corde di un’arpa scolpita.

Brilla e svolazza intorno agli ultimi balaustri.

Poi la vedo sparire, la sento stridere sotto la volticella.