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glia un gran cavallo alato, non simigliante né all’Ippogrifo né a Pègaso.


La morte non mi appare se non come la forma della mia perfezione.

Eternerà tutti gli elementi che la vita commuove e commuta in me con una perpetua alchìmia.

Quale «inno senza lira» accompagnerà il mio transito?


I giorni passano, le ore precipitano; e ogni giorno senz’alba e ogni ora senza mutazione mi ritrova inchiodato.

Non voglio guarire. Mi basta cicatrizzarmi e saldarmi. Voglio rimettermi in piedi, voglio risorgere.

I miei compagni mi chiamano, i miei emuli mi aspettano. Laggiù, su la linea del fuoco, lassù, nel cielo della battaglia, ogni giorno sembra che il sommo dell’eroismo sia toc-