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222 notturno


A volte i suoni e i frammenti dei suoni e le pause diseguali si confondono in una sola armonia che si porta con sé la mia tristezza e qualcosa di ancor più triste che la mia tristezza.

A volte la mia attenzione li separa, li scerne, li distingue a uno a uno.

E alternamente mi fanno soffrire.

Ecco quella stilla continua nella vasca del bagno, quella stilla di caverna paurosa! Mi doventa intollerabile.

Mi corrode, mi buca, mi trapassa.

Chiamo l’infermiera. Mi lagno.

A lungo ella si sforza di serrare il mastio della cannella; ma non riesce. La stilla è ostinata contro il mio male.

La donna sospira e dice: «Non si può.»

Prende un batùfolo di cotone, e lo introduce nella bocca della cannella. Crede di averla ammutolita.