Pagina:D'Annunzio - Notturno.djvu/237

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notturno 225


E lievemente mi sfascia e mi cambia la compressa che s’è disseccata sopra la bolla d’acqua salsa.

Poi s’allontana. Richiude l’uscio. La sento discendere la scala.

Un’angoscia misteriosa si gonfia dentro me; si deforma a poco a poco, e affluisce verso l’occhio che sembra urtato dal battito atroce della mia nuca.

Dove sono i giacinti rotti e raccolti?

La stanza si empie d’un profumo delirante. L’angoscia divampa come la follia.

Dal bulbo dell’occhio, con una fitta improvvisa, rompe il giacinto violetto.

Serro i denti. Sento le barbe aggrovigliate nel cervello. Sento distinte le membrane e le squame carnose.

Il gambo s’allunga. Il fiore si compisce, s’infoltisce, s’appesantisce. È cupo, è quasi nero. Lo vedo.