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226 notturno

Chi me l’ha scerpato?

Ho paura del mio grido folle.

L’umore vischioso impiastra la compressa, mi cola giù per la gota, Il nero rispunta, con una fitta più acuta. Rinasce e si stronca e m’invesca E io grido.

Rigitta ancóra, si spezza ancóra.



Oggi non ho più nell’occhio il giacinto cupo. Oggi ho nell’occhio non so che fiore villoso, tra rossigno e gialligno, simile all’orecchio di un cuccioletto.


Ho nell’occhio quella creta cocente che s’abbevera sotto il rovescio d’acqua. Ho nell’occhio quella creta gialla che abbaglia laggiù in quel greto deserto della Versilia.

Sento il succhio della sua arsura sotto lo scroscio del nembo.