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notturno 237

notturna, ma quello della mia bocca di metallo.

La finestra si chiude come un coperchio su me.

Ho l’impeto di strappare le bende e di balzare in piedi.

La volontà sorge dal cuore disperato e mi rinchioda.

Lo sforzo mi produce il calore d’una febbre subitanea.

Brucio. Il sudore stilla come un pianto che non trovi più la via degli occhi.



Ho un desiderio così disperato di rivedere il cielo che per pietà mi portano presso la finestra.

Il sole è tramontato. Anche la luce crepuscolare s’è affievolita. Nulla mi può ferire.

Sono quasi supino. Fisso il cielo col mio occhio illeso, e il cielo en-