Pagina:D'Annunzio - Notturno.djvu/270

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258 notturno

Tutta l’anima vi s’aduna e vi splende
come in un alabastro sensibile.

E l’ombra cade
dal bosco dei lauri,
dal bosco dei mirti,
dal bosco dei cipressi.
E solo rimane illuminato quel volto
sopra la saltazìone frenetica e misteriosa.

Tutto il corpo,
dal sommo del petto al calcagno,
appartiene a un altro dio.
Egli vuole che quel cuore
nudato e gettato
si mescoli con la terra,
s’intrida con la zolla,
come un grappolo sfuggito alla vendemmia e restituito al suolo sitibondo.

Egli danza, danza,
con una ebrezza disperata,
chiarore di sé stesso.