Pagina:D'Annunzio - Notturno.djvu/273

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notturno 261

d’un crescendo accompagnato da grandi colpi di timpano.

I colpi si ripercotono nella mia nuca e nel mio petto, con un dolore che mi fa gemere e stridere.

I visi acuti si chinano su me per ascoltare il mio sangue che sibila e che romba.

Ora sono dall’attenzione così affilati che mi tagliano.


È buio. È notfe fosca.

Gli anelli di Saturno, gli anelli di tutti i pianeti inanellati, rotano nell’immensità del mio occhio morto.

Entra una creatura viva.

Non so chi sia.

Si ferma presso la sponda del letto. Non paria.

Dal suo respiro sento che ha la testa china.