Pagina:D'Annunzio - Notturno.djvu/289

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

notturno 277


«Uno, zero, zero!»

Si striscia quasi sul fondo, si naviga quasi a tastoni; si scandaglia continuamente per evitare di arrenarsi.

Le navi sembrano ansare, soffiare, angosciate come i grandi cetacei in pericolo di dare in secco.

«Macchina indietro! Tutta forza!»

Il Fuciliere sente di non manovrar più, di avere investito nella melma; e cerca di disincagliarsi.

È di prua, a portata di voce. Vediamo l’acqua luccicare al lume azzurro dei suoi fanaletti di poppa. Ci sembra che tutte ora sieno in pericolo e in angoscia. Il cielo è velato. Lunghe capigliature medusée di nubi traggono le costellazioni come le reti traggono la pésca argentina. Le macchine ansano. Siamo a tocca e non tocca.

Piero Orsini è là, vigile, tutt’anima, occhio che vince la notte. Se in quei momento ci avvistasse il nemico, con qual sorte accetteremmo la battaglia?´