Pagina:D'Annunzio - Notturno.djvu/309

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notturno 297


Una granata austriaca scoppia sui parapetto del Pezzo tre. Quattro feriti.

M’aveva preso per mano mia madre?

Accorro. Mi pare ch’ella non mi lasci la mano. Sa che sta per udire dal sangue l’accento di Ortona, l’accento del suo paese.

Incontriamo un marinaio che porta una manica del sottocapo cannoniere listata di rosso e l’orologio del polso con la sua stringa di cuoio in brandelli. Un rugghio lungo riga l’azzurro sul nostro capo. La passerella è spruzzata di sangue. E una tavola? E un tizzo che sfavilla.

Ma le barelle non sono se non tavole, non sono se non tavole fangose.

E dove pigliamo le fasce? e dove pigliamo i medicinali?

L’eroe nudato si leva novamente dalla creta umana. Si rifoggia nel fango dell’origine.

«Perché la batteria non tira più?»