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312 notturno

l’orlo del fuoco, intatta. Era pronta a infiammarsi in un attimo, a incenerirsi in un attimo; e la voracità del fuoco l’aveva risparmiata a miracolo.


Chi mi fascia di cenere cocente? L’apice del cuore sfavilla, e traversa la cenere.


Sono la mia cenere e sono la mia fenice. Sono opaco e risfolgoro.


Sopravvivo al rogo, ebro d’immortalità.


Chi m’ha issato sul mio cavallo con una mano tanto imperiosa?

Lo spirito dell’attenzione entra in me come un dio armato di mille occhi.

L’attenzione crea quel ch’ella rimira.

Creo l’ardore.

Il mio intimo fato è questo.