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316 notturno

diche brucia e fuma cigolando, sibilando, crepitando.

Qua e là, in mezzo all’incarbonimento e all’incenerimento, scorgo un filo d’erba secca intatto, una foglia intatta di felce.

Scopro qua e ià, su i cigli dei fossi, dov’è giunto l’incendio, un ciuffo d’erba verde, uno stelo carico di piccoli fiori rosei o violetti.

L’anima attonita allude a sé stessa.


Non più larve di cenere, ma colonne di fumo tetre.

E un rombo sinistro, che sembra salire dal cuore della terra.

Per mezzo ai pini arsi incito il cavallo come verso la voragine espiatoria.

Il fàscino serpentino del pericolo mi cerchia il petto.

Il suolo fumiga e sgrìgliola sotto gli zoccoli.