Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/20

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

capitolo i. 17

commesso che non nascano scandali; agli Spagnuoli un’altra volta. A chi tocca, tocca.

— S’ell’è come tu di’ riprese Boscherino, ne verremo teco ed ajuteremoti. Su, di buona voglia, compagni, quest’uom dabbene ha più miglia in corpo che non abbiam noi, e si vuole soccorrerlo. — Così usciti dall’osteria s’avviarono parlando delle brighe del giorno verso il luogo ove la compagnia di Ramazzotto lo stava aspettando. Questi tirandosi dietro per la briglia la sua cavalcatura, se ne veniva attorniato, narrando e rispondendo, e Boscherino seguiva tutto inteso a ciò ch’egli sapeva dire; quando si sentì tirare per la cappa, e volgendosi vide nell’ombra un uomo, che riconobbe per uno di que’ due che avea lasciati cenando nell’osteria.

— Boscherino, — gli disse sottovoce fermandolo, mentre gli altri seguivano la loro via, il duca ti vuol parlare: non ti sbigottire, chè non vuol farti un male al mondo: però sta sull’avviso, e sii accorto. Andiamo.

A Boscherino si mise la febbre addosso udendo queste parole, e disse che appena si poteva udire: — Siete voi D. Michele?

— Sì, son io: taci, e portati da quel valent’uomo che sei.

Boscherino era stato capo-squadra del signor Giovanni Pagolo Baglioni, e di altri signori italiani, e nelle guerre del tempo s’era sempre portato da valoroso; nè v’era uomo che curasse meno di lui mettersi ad ogni sbaraglio, tanto che facendosi la compagnia di 500 fanti e 100 archibusieri per ordine del signor Prospero, onde condursi in ajuto di Consalvo, era stato fermato con soldo ragguardevole, e si faceva di lui grandissimo conto.

Ma l’animo suo, quantunque sicuro, nol potè regger tanto che le parole udite da D. Michele, e ’l dover ritornare, sapendo a chi fra momenti si sarebbe

Ettore 2