Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/200

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capitolo xiv. 197

tro cavalli bianchi, e reggendo un enorme piatto sul quale era un tonno lungo tre braccia, che posarono dinanzi a Consalvo, mentre tutti ammiravano la mole del pesce ed il modo com’era ornato, avendo sulla schiena una figura d’un giovane ignudo colla lira che figurava Arione di Metimna. Volgendosi Consalvo al duca di Nemours gli presentava un coltello pregandolo volesse aprire al pesce la bocca.

Il duca l’aprì e n’uscirono molte colombe che spiegando le ale prendevano il volo per la sala a misura che si trovavan fuori della loro prigione. Questo scherzo fu ricevuto da prima con maravigliosa festa da tutti, ma poi fermandosi le colombe qua e là, si vide che dal collo di ciascuna pendean giojelli e brevi sui quali era scritto un nome.

Accortasi la brigata che in tal piacevol modo voleva il Capitano di Spagna presentare i suoi ospiti, faceva bellissimo vedere lo scompiglio che nasceva dal voler prender quelle colombe, e chi ne coglieva una, leggendo il breve, con gran festa la veniva presentando a quello cui era destinata.

Fanfulla anch’esso si diede a cercar di prenderne qualcuna; ed essendogli volata sul capo quella che portava il nome di D. Elvira, potè così di volo leggere il breve: e piacendogli fieramente il riso della donzella, pose in animo d’esser egli quello che le presentasse il dono. Così appostato l’uccello, agile com’era, tanto fece che l’ebbe in poter suo, e, fattosi largo fra la gente, pose un ginocchio a terra avanti a lei, ed offrendole la colomba, le mostrò che aveva al collo un fermaglio di grossissimi e bel diamanti.

D. Elvira con grata accoglienza prendeva la colomba, e volendosela avvicinare al viso per farle carezze, quella batteva le ale impaurita alzando e scompigliando i capelli biondi ed inanellati sulla fronte bianca della giovane, che si tingeva d’un leggiero incarnato.