Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/201

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Mentre essa voleva staccare il giojello dal collo della colomba, Fanfulla rizzandosi le diceva:

— Io stimo non esser al mondo i più bei diamanti di codesti; ma, damigella, metterli accanto agli occhi vostri è lo stesso che volerli vituperare.

Un sorriso di compiacenza ricompensò Fanfulla delle sue cortesi parole.

Alcuno de’ miei lettori, usato forse alla delicatezza che la civiltà moderna pone in tutte le relazioni sociali, penserà fra sè questo complimento saper troppo di lambicco; lo preghiamo però a riflettere che per un uomo d’arme del Cinquecento, con un cervello pazzo quale aveva il giovane lodigiano, fu anche troppo; e ciò che lo assolve meglio di quanto potrei dire, si è che la figlia di Consalvo pensò che avea parlato accortamente e bene.

Ma non potè Fanfulla veder senza invidia ed un po’ di dispetto che, dopo aver molto attentamente guardato e lodato il giojello, voltasi a Fieramosca e presentandogli uno spillone d’oro lo pregò che volesse appuntarglielo al petto. Vittoria Colonna che era vicina si fece avanti con serietà per far quest’ufficio; ed Ettore, conoscendo ciò che la proposta di D. Elvira avea d’inconsiderato, stava per consegnare il fermaglio; ma Elvira che era capricciosa e fatta a suo modo, come i fanciulli che hanno sempre avuto i genitori soverchio indulgenti, entrò in mezzo a loro e disse a Fieramosca con un riso che voleva celare il dispetto:

— Siete tanto avvezzo a maneggiar la spada che sdegnate tener fra le mani uno spillo un momento? Non restava all’italiano che obbedire. Vittoria Colonna si volse altrove mostrando sul viso bello ed altero quanto sarebbe stata lontana dall’usare tali lusinghe; e Fanfulla rimasto un momento a guardar Fieramosca,

— Buon per te, gli disse, gli altri seminano e tu