Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/211

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fine vedendo che il momento s’avvicinava, si dispose risolutamente a correr qualunque rischio prima di esporsi a far torto a Ginevra. E pensando ch’essa, mentre egli si trovava fra quelle feste, era in un povero chiostro in mezzo al mare, abbandonata da tutti e probabilmente col pensiero in lui, si struggeva d’aver avuto anche un momento altri rispetti maggiori dell’amor suo, e perciò, appena finito di ballar con D. Elvira sollecitò a levarsi da quel luogo, e, pensando metter per iscusa uno di quei mal di capo che servivano nel secolo XVI, come servono nel XIX in tante occasioni, si disponeva a lasciare il ballo ed andarsene a casa.

I giovani, che avean preso parte a questa contraddanza, per esser più svelti e perchè tale era l’uso, s’eran tolto i mantelli che portavano sulla spalla sinistra, e gli avean tutti insieme deposti in una camera attigua rimanendo in giustacore e calzoni, per la maggior parte di raso bianco. Fanfulla ed Ettore eran vestiti di questo colore e somigliavan per la statura e per il sott’abito l’uno all’altro perfettamente; solo riprendendo i mantelli si sarebbe notata fra loro una differenza: Fieramosca lo portava azzurro ricamato d’argento, quello di Fanfulla era vermiglio.

Ettore trovato Diego Garcia, lo pregava volesse scusarlo presso Consalvo e la figlia, se pel dolor di capo era obbligato partirsi, e s’avviò alla camera ov’era il suo mantello; quando fu presso a varcar la soglia, in un momento in cui avendo la folla fatto un poco di largo, egli si trovava non aver presso veruno, si sentì batter sulla spalla una leggera percossa come d’un corpo sodo che cadesse dall’alto, e guardandosi ai piedi ove era di rimbalzo caduto, vide una cartolina piegata che conteneva qualche cosa di grave. Guardò in su alla loggia d’onde pareva venuta, e vide che nessuno fissava lo sguardo in lui. — Stava per passar oltre; pure