Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/230

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capitolo xvi. 227


Quantunque i fatti accennati in questa lettera orribile sieno pur troppo veri, e che il tradimento ordito contra il cardinale di Corneto specialmente, tornando in capo al papa, come ognun sa, sia stato cagione della sua morte, siamo stati in dubbio se dovessimo metter tanto vituperio sotto gli occhi de’ nostri lettori. Ma se Iddio, per fini impenetrabili, ha permesso che alcuno dei primi custodi delle cose più sante ne abusasse sì bruttamente, forse nocerebbe voler nascondere le sue iniquità, e ne riporteremmo taccia di parziali, e di cercar il trionfo della parte e non della verità, cui per reggersi non fa mestieri l’ajuto della doppiezza. I delitti di papa Borgia e di altri ministri della Chiesa saranno pesati sulle bilance incorruttibili dell’ira di Dio, e non è dato all’uomo antivederne i giudizi: ma dalle ceneri di quei pontefici, non meno che dalle tombe de’ martiri, sorge una verità che ci mostra non sull’oro, non sulle spade, non sulle arti cortigianesche, ma sulle virtù evangeliche alzarsi e star gloriosa la croce di Cristo.

Al duca di Romagna, come si può immaginare nel leggere la lettera di suo padre, vennero in mente riflessioni molto diverse da queste. Volgendo alternativamente lo sguardo allo scritto ed alla palla d’oro che si faceva girar fra le dita, componeva il volto ad un sorriso nel quale appariva disprezzo per un verso, poichè non credeva nè in Dio nè in Santi, per l’altro una credulità timida e sospettosa, poichè avea fede nell’astrologia: tanto è vero che l’intelletto ha bisogno di veder un principio al di là del mondo corporeo. Se anche non avesse disposto di partir la stessa notte per Romagna, le cose contenute in quella lettera ve l’avrebbero indotto. Una trama che doveva saziar la sua ambizione e tanto impinguare i suoi forzieri era ben altra cosa che un vano impegno di femmine. Pensò che non poteva molto tardare a tornar D. Michele co’ suoi;