Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/242

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Capitolo XVII.


La partenza di Fieramosca e de’ suoi amici dal ballo, osservata da pochi, non ne aveva turbata l’allegrezza: Fanfulla togliendosi dal terrazzo, ove avea trovato D. Elvira, con prestezza e senz’essere veduto, era andato a deporre le spoglie del suo amico, e, tornato poi a mescolarsi fra quelli che ballavano come non fosse suo fatto, rideva fra sè della burla compita con tanta fortuna, e si moriva di voglia di raccontarla. La figlia di Consalvo andava coll’occhio cercando Ettore fra gente e gente, e non vedendolo in nessun lato non sapeva indovinare per qual cagione volesse ora celarsi da lei.

Passata così quasi un’ora, furon veduti entrare Brancaleone ed Inigo, e domandaron di Consalvo ai primi che ebbero innanzi. Fu loro accennato verso un angolo della sala, ove stava in crocchio con alcuni de’ baroni francesi. Accostatisi a lui lo trassero in disparte: gli raccontarono la novità che era nata, e come sapevan che il Valentino era nella rôcca, e per suo volere s’era fatto quel disordine, lo pregavano volesse dir loro come s’avessero a governare. Consalvo che lo teneva capace di tali assassinamenti e di maggiori, se fosse bisognato; rimase sopra di sè un momento, poi disse ai due che lo seguissero, e s’avviò verso le sue stanze. Vide nel moversi don Garcia, e gli accennò che venisse anch’esso.

Non volle ammettere che il duca fosse nel castello per non rompergli fede; ma riflettendo che quel giorno medesimo aveva tolto commiato, dicendogli volersi partir nella notte, gli pareva strano che avesse appun-