Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/245

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tata, e poi gettarsi con impeto dal letto per tentar di fuggire, ma la sua debolezza era tanta, che sarebbe caduta in terra, se le braccia di Vittoria non l’avessero raccolta, e con misurata violenza riposta sul letto.

— Oh! Dio! disse allora Ginevra: Siete anche voi d’accordo? Mi sembrate pure gentil donna; siete giovane e bella, e neppur voi avrete pietà di me?

— Anzi, rispose Vittoria, prendendole le mani, e ponendovi su le labbra, noi e quanti sono in questa rôcca siam qui in vostro servigio, e per ajutarvi e difendervi; e quietatevi per amor del cielo, che non dovete più temer di nessuno.

— Ebbene dunque, se è così, disse Ginevra buttando di nuovo i piedi giù dal letto, lasciatemi, lasciatemi andare.

Vittoria credendo che questa voglia di fuggire nascesse da vacillazione di mente, vedendola poi così debole e tanto sfigurata, voleva persuaderla colle buone ad aver pazienza per qualche momento; ma l’aborrimento per quel luogo era divenuto per colei una smania che gli ostacoli vieppiù accendevano: onde seguitava a far forza, e diceva piangendo:

— Madonna! per amor di Dio e della Vergine santissima, non vi domando altro che di esser levata da questo letto; buttatemi in mare, nel fuoco, ma levatemi da questo letto. Già sarà poco il disagio che vi darò.... un sorso d’acqua.... che mi sento ardere le viscere.... e fate che io possa parlar quattro parole con Fra Mariano qui di San Domenico..... ma andiamo via.... lasciatemi andare....

E in così dire s’alzò dal letto, non opponendovisi più Vittoria, che vedeva il suo volere tanto deciso; e non senza grande stento essa e le sue donne la portarono quasi di peso su per la scaletta e l’allogarono in una cameruccia fuor di mano, ove Consalvo