Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/303

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gli teneva in pugno stillante ancora di sangue) ha compiuta oggi una gran giustizia. Ma come potremmo godere tal vittoria? Il sangue che inzuppa questa terra non è egli sangue italiano? e costui forte e prode in guerra non avrebbe potuto spargerlo a sua ed a nostra gloria contra i comuni nemici? La tomba di Grajano allora sarebbe stata venerata e gloriosa, la sua memoria un esempio d’onore. Invece egli giace infame, e sulle sue ceneri peserà la maledizione de’ traditori della patria.... Dopo queste parole tornarono tutti in silenzio e pensosi ai loro cavalli. Il cadavere fu la sera portato a Barletta, ma quando si volle seppellirlo nel sagrato, il popolo levato a rumore non lo permise. I becchini lo portarono al passo d’un torrente a due miglia dalla città, cavarono una fossa e ve lo chiusero. D’allora in poi quel luogo fu chiamato il Passo del traditore.

Il signor Prospero prima di muoversi per uscir del campo, voltosi a Bajardo gli domandò se voleva sborsare il riscatto de’ suoi. La millanteria di La Motta venne così scontata da Bajardo, il quale non rispose: ed i giudici decretarono che i prigioni dovessero seguire i loro vincitori a Barletta. Si avviarono a piedi, muti, sbalorditi, circondati da una folla immensa, e gl’Italiani li seguivano a cavallo, al suono degli stromenti, e fra le grida di viva Italia, viva Colonna!

Giunti alla rôcca, e saliti nella sala, i tredici guerrieri presentarono i dodici prigioni a Consalvo che gli aspettava in mezzo alla sua baronia. Il gran Capitano dopo aver molto lodato i vincitori si volse ai Francesi e disse loro:

— Non sarà mai ch’io voglia insultare alla mala fortuna d’uomini valorosi; l’arme son giornaliere, e chi è vinto oggi può vincer domani. Non vi dirò di rispettar d’or innanzi il valore italiano; dopo simili fatti le mie parole sarebbero superflue. Vi dirò bensì