Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/308

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conclusione. 305

se agli auguri, che cosa saprebbe dire? Vittoria attendeva a cucire senza risponder parola. Contrastata fra il pensiero che bisognava pur fargli conoscer la verità, e l’invincibile ripugnanza che provava a dargli un tanto dolore, credè poter conciliar tutto col cercar Brancaleone, tosto che Ettore fosse partito da lei, ed avvertirlo onde soccorresse il suo amico in questa terribile prova.

— Vi ringrazio mille volte, disse Ettore quando fu terminato il lavoro; e giù per lo scalone, in un lampo fu in cortile. Non v’era rimasto altri che il suo servo Masuccio che teneva per la briglia il cavallo coperto di schiuma; la povera bestia aveva il capo basso e l’occhio spento; un ansar grave le faceva battere il fianco.

— Alla stalla, alla stalla, gridò Ettore al fante, nel passargli vicino, chi t’insegna?... un cavallo sudato fermo all’aria! ed uscì del cortile dirigendosi al porto per andar a S. Orsola: per mare era breve il tragitto.

Giunto ove si usavan tenere i battelli, non ve ne trovò nemmeno uno. Le navi che portavan le soldatesche venute di Spagna avevan gettato l’àncora in porto, e volendo Consalvo che le truppe scendessero a terra prima di sera, tutte le barche erano state tolte per questo servizio.

Ettore battè i piedi per l’impazienza, poi disse: Anderò a cavallo; è un po’ più lunga: così sia. Venne alla stalla: Masuccio stava per toglier la briglia ad Airone.

Lasciagliela, disse Fieramosca. La prese dalle sue mani, gliela buttò sul collo, con un salto fu in sella, e dopo pochi minuti era fuori di città sulla strada lungo il lido che va al monastero.

— Povero Airone!... diceva battendogli colla mano sul collo, mentre affrettava col calcagno il trotto svogliato del buon destriere che trovava duro gli venisse

Ettore. 20