Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/35

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32 ettore fieramosca


— A voi piace il suo viso, ed a chi non piacerebbe? Se conosceste l’anima di quel giovane! la nobiltà, la grandezza di quel cuore! ciò che egli ha osato coll’armi in mano con quell’arrischiato valore che nei più va unito ad una certa ebbrezza, ma in lui all’opposto fra i maggiori pericoli è sempre congiunto a freddo consiglio!.... In vita mia ne ho conosciuti dei bravi giovani, e alla corte di Spagna e in Francia: ma vi dico, da uomo d’onore, un insieme come quell’Italiano, che perdio, riunisce tutto, non l’ho trovato, e non penso di trovarlo più.

Il favore che il Fieramosca godeva nell’esercito fece sì che ognuno volle dir la sua, mostrando premura per questi suoi casi; nè il vecchio Segredo si mostrò duro più degli altri, e disse:

— Quantunque non abbia avuto mai tempo da perder con donne, e non abbia mai capito come un petto coperto di maglia possa tormentarsi per loro, non ostante quel bravo giovane, a vederlo sempre tristo, con quel viso sbattuto, mi muove un certo sentimento, che nemmeno io posso ben capire, e por Dios santo, darei il migliore de’ miei cavalli (purchè non fosse il Pardo) per vederlo una volta far un pajo di risate di cuore.

— Lo dicevo io che era mal d’amore! — disse Azevedo. — Quando si vede un giovane pallido, di poche parole, che cerca la solitudine, non si sbaglia, è affare di gonnella. È vero però (disse sorridendo) che alle volte un pajo di partite alla zecchinetta che vadano a rovescio, vi metton l’amaro in bocca e vi fanno diventar pallido e malinconico per dieci gonnelle;.... ma non importa: è un’altra cosa; e poi dura meno. E quanto a Fieramosca non c’è questo pericolo; non l’ho mai veduto con le carte in mano.... Ora capisco il motivo de’ suoi viaggi notturni. Sapete che le mie finestre guardano il molo. Più d’una volta