Pagina:Dalla Terra alla Luna.djvu/7

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dalla terra alla luna 7

giallivano sulle tavole, gli oscuri canti echeggiavano di un russare assordante, ed i membri del Gun-Club, già sì rumorosi, ora ridotti al silenzio da una pace disastrosa, addormentavansi nei vaneggiamenti dell’artiglieria platonica!

«La è pur dura! disse una sera il bravo Tom Hunter, intanto che le sue gambe vegetali carbonizzavansi al camino del fumatoio. Nulla da fare! nulla da sperare! Che vita fastidiosa! Dove se n’è ito il tempo in cui il cannone ci risvegliava ogni mattina colle sue allegre detonazioni?

— Quel tempo non è più, rispose il vispo Bilsby, tentando di stirarsi le braccia che gli mancavano. Era un piacere allora! Inventavasi un obice e, non appena fuso, correvasi a provarlo dinanzi al nemico; poi ritornavasi al campo con un incoraggiamento di Sherman ed una stretta di mano di Mac-Clellan! Ma oggi, i generali hanno fatto ritorno al loro banco, ed invece di proiettili spediscono inoffensive balle di cotone! Ah! per santa Barbara! l’avvenire dell’artiglieria è perduto in America!

— Si, Bilsby, esclamò il colonnello Blomsberry, questi sono disinganni crudeli! Un bel giorno si abbandonano le abitudini pacifiche, si fanno gli esercizî militari, si dà un addio a Baltimora pei campi di battaglia, si agisce da eroi, e due anni, tre anni dopo, bisogna perdere il frutto di tante fatiche, addormentarsi in un ozio deplorevole e cacciarsi le mani in tasca.»

Checchè avesse potuto dire, il valoroso colonnello sarebbe stato in grave imbarazzo per offrire