Pagina:Dalle dita al calcolatore.djvu/10

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VIII attenzione! e fu il numero

torio di chimica e fisica che è il suo stomaco, gatto e cane forse non lo conosceranno mai. Per procedere in un pensiero unitario, ogni 5-7 secondi dobbiamo riassumere il già fatto in un contenuto mentale di circa mezzo secondo, ricominciando poi da questo. Quanti lo sapevano, finché i tentativi per la macchina che osserva, pensa e parla non hanno obbligato a rendersene conto? E che cosa dire dei primi studiosi dell’osservazione che immaginarono che i risultati delle loro operazioni percettive e rappresentative fossero costituiti da tante datità siffatte e incognite fuori della testa, da portarvi all’interno per venir conosciute? Insistendo poi per millenni, nonostante la contraddizione di questa posizione e quindi le insolubili difficoltà generate. Per esempio, la cosa esterna resta al suo posto; quella interna deve perdere la sua fisicità per trovare posto nella testa già piena di una materia sua, il cervello; dovrebbero venir messe a confronto una incognita con una cognita. Tutti i procedimenti escogitati per superare la difficoltà non lo potrebbero mai, dovendo naufragare fra contraddizioni figliate dalla prima. Come possono gli uomini essersi attestati per secoli su questa verità da adaequatio?

Eppure l’uomo era già riuscito ad osservare, a pensare, a parlare, ad apprestarsi criteri e valori positivi e negativi, e sino ad un certo punto anche a giudicare delle grandezze, a contare; e così a produrre opere fortemente impregnate di ritmi e di valori estetici.

Certamente un animale, l’uomo, che nei milioni e milioni (miliardi?) di anni si era dato, come gli altri, un capo, un corpo, arti, movimento, organi tattili, ottici, acustici, gustativi, ecc. ecc., vivendo e sopravvivendo. Erano i famosi “istinti”, gli “impulsi naturali”, vivi prima che egli, a differenza forse degli altri esseri viventi, aggiungesse un ultimo pezzo al suo cervello, in grado non solo di farlo pensare ma anche di pensare sul suo pensare, permettendogli progetti e realizzazioni: cioè una volontà, una finalità ed anche una do-