Pagina:Dalle dita al calcolatore.djvu/193

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5. la via romana al numero

Cifre etrusche e romane: forma ed evoluzione.gli altri. È dunque possibile ipotizzare un’evoluzione grafica delle tacche fino alle forme eleganti assunte nelle iscrizioni lapidarie dei Romani. Forse per integrare armonicamente i numeri con il testo della iscrizione, si giunge a dare alle cifre la forma delle lettere latine più somiglianti. Così, per caso, i numeri cento e mille hanno una “cifra” che corrisponde alla lettera iniziale del loro nome.

La notazione numerale romana fa uso del sistema additivo, sottrattivo e moltiplicativo.

In campo matematico, i Romani non hanno dato alcun contributo degno di nota. Il matematico, astronomo e astrologo Claudio Tolomeo (II sec.), pur vissuto sotto l’impero romano, viene giustamente collocato nell’area del pensiero greco, al pari di altri studiosi come Erone e Nicomaco (I sec.), Diofanto (II sec.), Pappo (IV sec.) e Proclo (410-485). Secondo Carl Boyer, il più ragguardevole esponente della matematica romana è Boezio (480-524), più conosciuto come filosofo e uomo di stato, consigliere di Teodorico. Boezio scrive dei manuali sulle quattro discipline del Quadri-