Pagina:Dalle dita al calcolatore.djvu/251

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6. LA PROGRAMMABILITÀ 229

Dobbiamo ricordare che gli anni sessanta videro la diffusione generalizzata della televisione in bianco e nero e la nascita di quella a colori; comparve la registrazione magnetica; le automobili si imposero come mezzo di trasporto a livello di massa; gli elettrodomestici (lavatrici e frigoriferi) divennero un bene indispensabile; in quegli anni si ebbe poi la corsa allo spazio con il programma “Apollo”. Furono insomma anni di grande espansione economica. La popolazione mondiale passò dai tre ai quattro miliardi di individui.

Questi sviluppi della tecnica hanno rivoluzionato la possibilità di far entrare i dati nelle macchine e di ottenerne risultati. Sono state create unità stampanti capaci di scrivere i risultati direttamente in forma decimale su carta, senza passare attraverso la fase delle schede perforate; si è potuta utilizzare una tastiera dattilografica come unità per l’immissione diretta di dati e istruzioni, è diventato reale ed economico l’uso del tubo a raggi catodici, come strumento per indirizzare messaggi all’utente, ma soprattutto si sono potuti impiegare nastri e dischi magnetici.

Le unità magnetiche permettono di immagazzinare dati e programmi in forma molto stabile, economica, facilmente e rapidamente accessibile al calcolatore. La validità di tale forma di ingresso-uscita di informazioni è così accentuata da consentire addirittura lo sviluppo di queste unità come memorie accessorie per la macchina durante la fase di elaborazione. Si inizia a parlare di memorie “di massa”.

Oggi, la diminuzione dei costi e delle dimensioni degli elaboratori e l’aumento di potenza ottenuti in questi quarant’anni di sviluppo esprimono un tasso di perfezione inconfrontabile con alcun’altra tecnologia nella storia dell’umanità. Si pensi, ad esempio, che attualmente si trovano in commercio, a un prezzo che può arrivare alle centomila lire, macchine di gran lunga più potenti di “ENIAC”, costato a suo tempo alcuni milioni di dollari. Analoga-