Pagina:Dalle dita al calcolatore.djvu/276

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
254 xiii. i calcolatori

renza della precedente, la disponibilità di una potenza di calcolo che percorra materialmente tutti i passi che separano la condizione iniziale dall’elemento da considerare. Questi enti, in altre parole, sono inconoscibili se non si dispone di una potenza che trascenda di molti ordini di grandezza quella degli esseri umani in se stessi.

Di peso apparentemente inferiore è un’altra serie di fenomeni inquadrabili nel contesto delle abitudini operative: per esempio, quella di risolvere problemi, anche semplici, sfruttando la potenza di calcolo dell’elaboratore e non più gli algoritmi – eleganti ma lenti – che erano di uso corrente alcuni anni fa e che tuttora sono materia di insegnamento nelle scuole. Tali algoritmi avevano il difetto di essere applicabili solo al calcolo manuale, richiedendo ogni problema un ragionamento a sé, come nel caso delle equazioni differenziali. Queste ultime vengono oggi affrontate con tecniche di calcolo numerico messe a punto negli ultimi decenni, mentre una volta esse esigevano un lavoro molto complesso, ma, per l’appunto, più “elegante”.

Come abbiamo già detto e come emerge ampiamente dalle analisi appena fatte, la matematica sta vivendo una fase di profonda trasformazione della sua stessa struttura logica e delle sue possibilità di comprendere il reale e di costruire e gestire con dinamismo modelli nuovi, più complessi e dotati di maggiore aderenza alle cose. È una trasformazione grandiosa, i cui effetti non siamo ancora in grado di prevedere e apprezzare nella loro totalità.


15. Il vivere quotidiano

Anche gli altri settori della conoscenza umana stanno attraversando un periodo di sviluppo intenso e multiforme di cui non è facile individuare gli sbocchi più significativi.