Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/101

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la signora fiamma 91


«Adesso non può» diss’ella.

«Allora» insistè Cortis «andrò io da lei.

«Oh giusto, oh giusto! No, no, c’è proibizione.

Cortis trasse un biglietto di visita, vi scrisse due parole a matita, poi lo stracciò.

«Andate» diss’egli, «fatele sapere che l’aspetto.

E rientrò nel salotto.

La cameriera tornò qualche tempo dopo con questo scritto della signora Fiamma:

«Sua madre è troppo agitata in questo momento perchè io possa scendere. Venga domattina alle otto. Prenda seco il portafogli.

«Santo Dio» esclamò Cortis. «Ma insomma, l’altra signora, non si può sapere come sta, che male ha? Perchè non la si può vedere stasera? E il medico quando viene? Chi è questo medico? Sa che io la devo vedere? Fuori, parlate, dite qualche cosa. Non siete di casa voi? Non sapete parlare, non sapete dir niente? Ma in nome di Dio, dunque!

«Ssss!» fece la cameriera «la malattia è di nervi. Sa, malattie di donne; non c’è mica pericolo, credo io. Ma se le ha detto che stasera non può vederla, è inutile. Venga domattina.

«Ma il medico, il medico? Come si chiama? Dove sta?

La cameriera nominò il dottor M... Soggiunse che era fuori di Lugano e non sarebbe venuto, probabilmente, che l’indomani sera.

Cortis prese il portafogli.

«Riferite» diss’egli «alla vostra padrona... Ma ditemi: qual’è la vostra padrona?

«Come, qual’è!

«Sì, è la signora Fiamma o l’altra?

«Ah! La signora Fiamma.