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fatto la misericordia di venire; cerca nel tuo cuore una parola che mi lasci morir contenta!

«Ma non capisci» proruppe Cortis con la più veemente passione «non capisci che non...

Che non ti credo, voleva dire. La signora aspettava, livida, con gli occhi sbarrati, questa parola che non venne. La voce gli morì sulle labbra aperte. Diè di piglio ad una sedia, e fattosi accanto a sua madre, piantò la sedia a terra con tal impeto, da fracassarne quasi le quattro gambe.

«Raccontatemi tutto» diss’egli, cadendovi su di peso. «Tutto, sì, tutto da quel giorno in poi. Non lo potete?» esclamò con gli occhi scintillanti perchè sua madre tardava a parlare.

«Oh lo posso, lo posso» rispose la signora con un gesto drammatico. «Sarà uno spasimo, ma lo posso, lo devo e lo voglio!

Cortis credette riconoscere sua madre in quel momento, meglio che per le carte del portafogli, meglio che per una improvvisa memoria degli occhi noti alla sua infanzia. Pensò che nei loro nervi vi era un po’ dello stesso elettrico, benchè forse sua madre adoperasse il proprio per esperimenti da scena, e lui per il lampo ed il fulmine.

Ella gli fece un lungo racconto sentimentale, bagnando nelle lagrime le sue vecchie frasi perchè potessero parer fresche.

La sua purificazione aveva cominciato il giorno stesso del meritato castigo. Il dolore, i santi propositi, la speranza, sì anche la speranza, non l’avean lasciata mai più. Uscendo dal tetto domestico aveva invocata la compassione di pietosi parenti, n’era stata raccolta. Ma quella vita era troppo molle di agi e di affetti; così non si espiava! Per questo aveva abban-