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la signora fiamma 99

donate le care creature cui volesse Iddio rendere misericordia per misericordia! La signora Cortis insistette molto su questo particolare, temendo di certa calunniosa voce secondo la quale quelle care creature l’avrebbero spinta, dopo tre mesi di prova, fuori dei loro agi e dei loro affetti. Dio le aveva suggerito: tu sai dipingere. Allora si era rivolta all’arte e le aveva detto: salvami!

Era andata a Roma a copiare nelle gallerie, per guadagno. Quindi la granduchessa di... l’aveva nominata sua pittrice di Corte. Altri avrebbero forse detto il granduca, ma lei disse la granduchessa. Del granduca disse solo ch’era morto pochi anni dopo, e soggiunse che l’afflitta vedova, perduto l’amore delle belle arti, non aveva più desiderato pittrici nella sua Corte. Parlava da un’ora, quando giunse a questo punto. Forse per la stanchezza e la commozione; forse perchè nei racconti l’ultima parte è la più difficile, ella cominciò qui a turbarsi un poco, a interrompersi con sospiri e gemiti. Lunghi, lunghi anni di patimenti sfilarono, alquanto in disordine, davanti a Cortis, muto, accigliato. Erano tutti i guai di una vita errante; mali strani cui nessun medico aveva conosciuti mai; fatiche e bisogno.

Era venuta a Lugano alquanti mesi addietro da Düsseldorf, perchè i medici le avevano consigliato il clima d’Italia. Le sue sofferenze, sopite per poco, si erano ridestate più gravi. Il lavoro le era divenuto quasi impossibile. Allora sentendosi venir meno nella lotta durata oltre venticinque anni, vedendo accostarsi in fondo a una tenebra di miseria l’ultimo suo giorno, aveva chiesto a Dio se il calice amaro non fosse finalmente vuoto, se prima di morire non potrebbe vedere suo figlio. E Dio le aveva dato il per-