Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/11

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CAPITOLO I.


Vento, pioggia e chiacchiere.


Le palle cozzarono insieme due volte, forte.

«Tac tac!» fece il conte Perlotti guardandole correre attento, con il gesso nella destra e la stecca nella sinistra.

«Santo diavolo!» esclamò il senatore. «Non c’è taglio. Che stecche avete, contessa Tarquinia? Non si può giuocare.

«E dàlli!» disse la contessa, sottovoce, fra un gruppo di signore.

«Genero mio benedetto» soggiunse allargando le braccia, «più che scrivere e riscrivere che me ne mandino!

Si voltò alla Perlotti che sorrideva silenziosamente guardando il tempo dall’uscio a vetri.

«Bello, sai» brontolò. «Sarà la ventesima volta che me lo dice. Vuole che le faccia io le stecche?

«Che tempo!» disse la signora, prudente. «Fa paura.»

In faccia all’uscio a vetri il grande cipresso morto, avvolto nel glicine sino alla punta, rizzava il suo

Daniele Cortis. i