Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/115

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da tante cose; dal successo della elezione politica, da altri suoi particolari interessi. Allora ella cominciò a dire, tutta gemebonda, che Daniele aveva ogni ragione di non volerle bene, che lei gli andrebbe in casa per serva, per guattera, ma che già non era degna di star sotto lo stesso tetto; no, no, non era degna.

«Non credo» diss’egli «che convenga nè a voi nè a me.

Sua madre tacque un momento e poi mormorò portandosi il fazzoletto agli occhi lagrimosi:

«Offro questo sacrificio alla Santissima Vergine.

Cortis andò sbuffando a pigliar aria sulla porta del salotto. Subito una voce flebile gli gemette dietro:

«T’ho offeso?

Egli fece le viste di non udire. Guardava fra i gelsi luccicanti il cancello aperto, la strada piena di sole, e, di là dal parapetto, il profondo lago sereno, le montagne cenerognole di Val Colla. Erano un ristoro, quell’aria pura, quel riso di vita innocente. Il treno di Milano passava allora tuonando, fischiando, sotto le pendici del San Salvatore.

Cortis guardò l’orologio e domandò a sua madre se sapesse l’ora esatta della prima corsa.

«Oh Dio» diss’ella, «a cosa pensi mai! Vien qua, Daniele, ti supplico» soggiunse dopo un momento. «È vero che io non posso parlarti come una madre; ma pure, tu che sei un angelo, mi permetterai di chiederti se vi è forse qualche cara e virtuosa fanciulla...

«No» disse Cortis senza voltarsi.

«Ah, ne sarei stata tanto felice!» esclamò la signora sospirando. «Ma già non lo speravo.

«Perchè?» domandò Daniele sorpreso.

«Oh niente. Così, per l’idea che non puoi trovarla, no, una donna degna di te!