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CAPITOLO VIII.


Sul campo.


Il mattino dopo, alla stazione di..., la penultima del suo lungo viaggio, Cortis trovò B. e alcuni altri amici che gli erano venuti incontro. Correvano ansiosi su e giù lungo il treno, aprendo gli sportelli, ficcando il viso nelle carrozze. Scoperto Cortis, gli furono tutti sopra a stringergli forte la mano, a salutarlo con voce sommessa e in aria compunta.

«Molto male?» diss’egli, oscurandosi pure, guardando rapidamente ciascuno di loro.

«Malissimo» rispose B. accasciato. «Malissimo, te lo dico schietto. Per me non faccio complimenti, affare andato.

«Piano, piano» saltò su un altro. «A questo poi, oh Dio!... La scusi, dico, non mi pare.

Allora B., che un momento prima parlava come se non avesse più fiato in corpo, scattò in piedi e si mise a tempestare come un energumeno:

«Ma sì, andato, le dico, ma sì! Non mi pare! Ma cosa non mi pare? Ma dove vive lei? Ma non sa della società operaia? Ma non sa del giornale?

«E i muri?» suggeriva un terzo sottovoce.

«Bravo!» urlò B. «E i muri! Dieci manifesti di quell’altro per uno dei nostri!

«Ma L’aspetti, si vedrà oggi!