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«Santo cielo!» sbuffò la contessa impazientita. «Non si può dire una parola. E ha l’emicrania, s’intende. Il signor Daniele verrà subito. Abbia pazienza un momento.

Volle finire il suo racconto e lo finì in fretta e in furia. Nè Cortis nè lei si accorsero che intanto il campanello chiamava e strillava più forte di prima, e che la cameriera era tornata là, sulla porta.

«Signor Daniele» disse costei timidamente.

«Sì, sì, sì, va su, in nome del cielo!» esclamò la contessa. «Va su e sbrigati, e torna giù che t’aspetto.

Ma Cortis non aveva ancor posto piede sulla scala che l’uscio della loggia si aperse con fracasso e Saturno gli saltò al petto mugolando e gemendo di gioia. Dietro a Saturno c’era il gastaldo di Villascura con altre due persone. Il gastaldo aveva udito da don Bortolo che il suo padrone si sarebbe trattenuto a villa Carrè; perciò era venuto a prenderne gli ordini e a condurgli i signori segretari comunali di... e di..., desiderosissimi di conferire con lui. Cortis strinse la mano a questi signori, e, pregatili di volerlo attendere un momento, salì dal conte Lao.

Fu raggiunto sulle scale dalla cameriera che gli sussurrò dietro:

«Signor Daniele.

Questi si voltò.

«Le posso dir qualche cosa io della padroncina» soggiunse l’altra. «Colla padrona non parlo, perchè... si sa, poveretta!

«Cosa c’è?

«Ieri l’aiutavo a fare i bauli. Bettina, la mi dice, ho paura che non ci vediamo altro. Cosa mai, signora? dico. Perchè non vuole che ci vediamo? Io