Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/17

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vento, pioggia e chiacchiere 7


Una signorina che prima non aveva mai aperto bocca si mise a gemere.

«Oh che nero! Oh che inferno!» gridava il dottor Grigiolo. «Venga da questa parte, contessa, se vuol vedere!

Un furioso colpo di vento irruppe dalla porta che mette in loggia, buttò le cortine all’aria, soffiò via giornali e carte, stridendo, dalle quattro cantoniere intorno al biliardo. Mentre Perlotti correva a chiudere, l’arciprete scappò fuori in furia.

«Arciprete, arciprete!» gridò Perlotti, passando la testa fra i due battenti. «È matto?

«Mi cercheranno per benedire il tempo» rispose il prete con le mani al cappello e le falde dell’abito al vento.

Il temporale, venuto su dietro le montagne di ponente, aveva girato a mezzogiorno. Turchino cupo sopra le creste cineree del Rumano, minacciava lo scuro piede selvoso del monte, le povere case sparsevi, le praterie distese davanti alla villa Carrè falciate di recente, dorate da un chiarore sinistro.

La contessa Tarquinia, il Perlotti, il barone di Santa Giulia, le signore, Grigiolo ed i suoi amici erano tutti là nel braccio della crociera che guarda mezzogiorno.

«Tempo brutto» disse il dottor Picuti, notaio del paese.

«San Giovanni e San Pietro» osservò un altro «gran mercanti di grandine.

Il conte Perlotti espresse, con grazia, il timore che quel povero arciprete non potesse arrivare a casa in tempo.

«Guardo il frumento, io» esclamò il grosso signor