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L’una e l’altra cosa doveva dire. Del resto io invidio chi vedrà, sì, le rovine di San Pietro e del Vaticano, ma vedrà pure i sublimi pontefici degli ultimi giorni, se saranno secondo la mia immaginazione e il mio cuore.

Mia madre è ancora a Lugano e vorrebbe venire a Roma. Io ho fatto pagare i suoi debiti, le ho assegnato una mesata sufficiente, ma a patto che viva dove e come voglio. A Roma no; almeno fino a che ci sto io.

Partirò presto per Villascura dove mi godrò le vacanze di carnevale nella neve, probabilmente. Ma prima mi tratterrò in città un paio di giorni con tua madre e tuo zio, che sta sempre, scrivono, allo stesso punto. Sai chi mi parla spesso di te? Il buon Clenezzi che vedo qualche sera in casa D. Non posso incontrarlo una volta, neppure per via, senza che mi dica nel suo particolare idioma di confidenza, un quarto italiano e tre quarti bergamasco: «E ixe? Ha notissie?» È un gran caro uomo, la perla del Senato. Addio, Elena. Come vedi, non ti ho risparmiate le chiacchiere. Ora fammi tu saper qualche cosa di te. Ti stringo cordialmente la mano.

Il tuo aff.mo cugino
Cortis.



All’ill.mo signor deputato

Daniele Cortis, a Roma.

Cefalù, 8 febbraio 1882.

Ill.mo signor deputato,

La guarigione della signora baronessa procede abbastanza lodevolmente, grazie a queste nostre acque