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poco l’ho ubbidito! Spero in una tua lettera, in una buona notizia. Lascia che faccia anch’io un po’ di bene a questo mondo e credimi sempre

tua aff.ma cugina
Elena Di S. G.



Alla baronessa

Elena Di Santa Giulia, a Cefalù.

Roma, 18 febbraio 1882.

Povera Elena, c’era proprio bisogno di venirti a turbare, a contristare anche te, sola, malata, fuori del mondo! Ho avuto un colpo di collera nell’apprenderlo. Anche te!

Sì, ti ho nominato a mia madre lo scorso giugno, a Lugano, e voglio dirti come. Ella mi fece un discorso sibillino per dissuadermi dall’aver relazione con la famiglia Di Santa Giulia. Io credetti a qualche calunnia stupida perchè ella aveva dei corrispondenti segreti a Villascura. Protestai e nel protestare dissi il tuo nome. Allora mia madre dichiarò che non aveva inteso alludere a te, bensì a tuo marito. Non si spiegò di più, quella volta: promise di riparlarmene. Ma intanto io dovetti partire a precipizio da Lugano e non la rividi. Nè lei nè io toccammo più, scrivendo, questo argomento. Confesso anzi che non ci pensai più. Pur troppo vi è un tal baglior d’oro e un tal suono falso in tutte le parole di quella donna, che nessuno le può accettar per buone. Voleva dirmi, probabilmente, ciò che io subito pensai; il mio sdegno le fece mutare strada lì su due piedi, ed ella ne uscì con la prima invenzione che la soccorse.