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di contrarre un prestito. Seppi altresì che la persona cui si rivolse era disposta a dargli una somma ragguardevole purchè la cambiale fosse sottoscritta anche da mia madre. Mio marito ruppe le trattative. Non n’ebbi sorpresa. Egli insistette lungamente, l’anno scorso, presso la mia famiglia per avere del danaro che gli fu ricusato, e potè pensare, per effetto di un equivoco inutile a raccontarsi, che mio zio, mia madre ed io ci fossimo fatti giuoco di lui. Ora ella comprende la sua fierezza. Lo credo capace di affrontar qualunque rovina piuttosto che accettar niente da noi. Vi è questo buon metallo nel suo carattere, e, ogni volta che vi cade su un gran colpo, suona. Quando seppe che avevo pagato quei piccoli creditori, di cui le parlai, andò sulle furie e volle farmi subito un’obbligazione per l’intera somma sborsata. Io gli toccai allora del prossimo pagamento; mi rispose che non avessi a incaricarmene. Adesso mi si riferiscono delle mezze frasi sinistre che gli sarebbero sfuggite qui; e forse qualche ambigua parola la disse a me pure. Anche l’estate scorsa, in Roma, mi parlò di quel che avrebbe fatto non potendo salvar l’onore; però allora tornava dal giuoco, ebbro di fortuna.

Caro Clenezzi, è una cosa semplice. Tutto quello che farebbe la moglie più devota al proprio dovere, voglio farlo. Quale via tenere non lo so; e non posso pensarci, proprio fisicamente. Se lei mi dicesse: bisogna dare tutto fino all’ultimo anello, vivere di carità, io darei tutto e morrei, ecco. Mi dica dunque che debbo fare. Lei penserà: perchè non scrive alla sua famiglia? Debbo scrivere? Scriverò. Ma in ogni caso bisognerà che il danaro sia spedito a lei, che