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tra cefalù e roma 191

lei abbia la bontà d’aggiustar la cosa con l’avvocato Boglietti come crederà meglio, conoscendo l’animo di mio marito presso i Carrè. Quale somma chiederò? Mi risponda subito, perchè aspetto mia madre fra pochi giorni. Vorrebbe venir per mare ma potrà anche mutar itinerario, e passare da Roma, se occorre che porti questo danaro. Mio zio è appena convalescente e non vorrei scrivergli una lettera simile quando sarà solo.

Ho rimorso, amico mio, d’imporle tanti fastidi per un po’ di gratitudine stanca e fredda. Non mi sento neppur il coraggio di offrirgliela. Le dirò solo: faccia un’opera buona. Vorrei tanto farne anch’io e non posso! Non parli a nessuno di questa lettera, e quando può pensare alle cose inutili, pensi anche a me.

L’amica sua
Elena Carrè Di S. G.



Alla baronessa

Elena Carrè Di Santa Giulia, a Cefalù.

Roma, 7 marzo 1882.

Gentilissima amica,

Da quattro giorni sono inchiodato in casa con i miei dolori soliti. Che fare? La cosa premeva forse più di quel che lei crede. Mi perdoni, ho fatto chiamare suo cugino il deputato Cortis, per il quale ho grande stima, gli ho detto tutto e l’ho pregato di fare le mie veci. Credo per verità che in questo momento sia sopraccarico di lavoro: commissioni parlamentari: un giornale da fondare, il riscatto delle ferrovie venete che l’occupa moltissimo. Non saprei tuttavia chi potesse incaricarsi con maggior inte-