Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/225

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vertigine 215

nella discussione, appoggiando il consiglio più prudente. Cortis fremeva, si agitava sul canapè, volendo tacere, lasciar liberi i suoi amici di deliberare a lor posta; ma non fu padrone, quella sera, de’ suoi nervi malati, e ruppe a un tratto in una sfuriata contro i timidi e gl’incerti, investì i suoi contradditori con tale amara veemenza, da muoverli a stupore più che a risentimento. Quand’egli ebbe finito nessuno aperse la bocca per un pezzo: tutti si guardavano attoniti. Finalmente il senatore T... prese la parola e la tenne a lungo, navigando con gran precauzione, ammirando l’ardimento degli uni, lodando la prudenza degli altri, compiacendosi di una discussione onorevolissima per tutti, anche se l’ardore delle convinzioni, il desiderio del pubblico bene, avean potuto qualche volta esprimersi con vivacità straordinaria. Dopo aver lodato tutti, l’onorevole senatore, volendo rimendare gli strappi, dovea pure passar l’ago a destra e a sinistra, pungere un poco chi aveva parlato più forte. Appariva, secondo lui, dalla discussione, un disaccordo piuttosto apparente che reale, un dissenso sull’attuale opportunità delle cose dette dall’onorevole Cortis, anzichè sul loro valore intrinseco; benchè egli stesso, se proprio proprio costretto a pronunciarsi su quell’ordine di idee, avrebbe dovuto pur fare qualche riserva, come su alquanti altri giudizi che aveva uditi nella discussione.

Ciò posto, non pareva difficile all’onorevole senatore che tutti avessero a intendersi nei seguenti termini. L’onorevole Cortis parlasse pure a modo suo, ma senza nessun impegno, da parte del giornale, di prendere il suo discorso per programma. Parlasse pure audace, audacissimo. In pochi mesi di vita parlamen-