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il segreto della signora cortis 241

la fronte alla scrivania e ruppe in singhiozzi ripetendo:

«No, no, no!

Egli le domandò due o tre volte con dolcezza cosa volesse dire questa scena, ma poi, non potendo trarne che gemiti, fu preso da un impeto di collera, le gridò di parlare o di uscire.

«Oh Dio, Dio!» diss’ella. «Non devi sottoscrivere.

«Cosa, non devo sottoscrivere?

«Niente!... Per quell’uomo che è andato via prima, niente!

«Vedo che dovrò mettere delle doppie porte. Ma perchè non sottoscrivere?

Ella non rispose che a singhiozzi. Allora Cortis si ricordò delle parole misteriose dettegli da lei a Lugano.

«In nome del cielo» diss’egli, «alzatevi e parlate. Alzatevi, dico!

Sua madre si alzò tenendosi a due mani il fazzoletto sugli occhi e andò lenta, curva, verso il sofà. Giuntavi, alzò le braccia.

«No», disse, come parlando fra sè, «non lo posso permettere!» E sedette nascondendosi da capo il viso.

Cortis fremeva.

«Adesso sarà qui l’avvocato» diss’egli, «e voi non potete restare. Se avete qualche cosa a dire, ditela subito.

Ella si alzò in piedi adagio adagio, diritta e pallida come un fantasma. Per la prima volta, forse, Cortis potè vederle ardere negli occhi una passione vera.