Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/287

Da Wikisource.

un intervento 277

verino, Dio lo sa, come starebbe meglio. Ma no! Sa cosa si pensa, sa cosa si vuole? Si vuole condurlo direttamente in campagna, e non a casa sua, ma a Passo di Rovese, in casa Carrè! Questo è troppo! A questo mi oppongo e mi opporrò sempre con tutti i mezzi!

«Con che mezzi, cara Lei? Io non so niente, ma trovo naturalissimo che i medici ordinino a Daniele la campagna e la quiete assoluta. Trovo naturalissimo, poichè fra le altre cose la Camera ora è chiusa, di lasciar tranquillo l’ammalato fino al momento di porlo in un letto di ferrovia. Trovo naturalissimo che i suoi parenti, i suoi amici non lo vogliano lasciar solo, durante la convalescenza, in quella malinconia di Villascura, e preferiscano averlo con sè.

«I suoi parenti?» esclamò la signora Cortis. «I suoi amici? E sua madre? Non è niente sua madre? Non starebbe bene, Daniele, a Villascura, con sua madre?

«Vede» rispose il conte freddamente, «Lei accomoda subito le cose, ma, trattandosi della casa dove è morto suo padre, Daniele potrebbe forse avere qualche piccola difficoltà. Pare che l’abbia davvero; ne ha scritto qualche cosa anche a me. Del resto non è mica un fantoccio; lo dirà lui dove vuole andare e con chi.

«Oh sì» interruppe inviperita la signora, «lo dirà lui, ma intanto, chi gli sta sempre ai fianchi, chi gli parla di Passo di Rovese, chi cerca ogni strada di staccarlo da me? Eh, li so i perchè. I perchè sono due. Uno è questo: che la Sua e mia signora cognata non mi ha mai potuto soffrire neppure quando il povero Cortis mi ha sposata. Secondo