Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/289

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un intervento 279


Il conte Ladislao era per afferrare colei e trascinarla fuori della stanza, quando l’uscio si aperse ed entrò Elena che, vedendo sua zia, rimase un momento sbalordita.

«Lascia passare!» tuonò il conte.

Elena non si moveva; interrogava l’uno e l’altra con gli occhi.

«Oh, Elena non è avvezza a lasciarmi passare» osservò ironicamente la signora.

«Non dipende da me» rispose Elena. «Del resto, ora vengo di là e posso dirti che Daniele ti desidera.

La Cortis gittò verso Elena le lunghe braccia scarne, le mani distese. Col suo gran cappello nero alla Rembrandt alto sulla fronte, con i capelli in disordine, con la faccia terrea e il lungo collo giallognolo, con la mantellina nera mal posata sulle spalle, pareva una erinni inesperta delle vesti moderne.

«Ma sempre» imprecò, «ma sempre mi ha desiderato!

E uscì a gran passi.

Elena guardò suo zio. Era livido, fremente.

«Subito!» diss’egli. «Cos’ha pagato, Cortis?» Elena spalancò gli occhi.

«Zio!» diss’ella.

«Cos’ha pagato Cortis, ti dico? Cos’ha pagato a tuo marito?

Elena non capiva nè quella domanda, nè quella voce iraconda, nè quel viso infuriato.

«Ma se non so niente» rispose. «Tutto quello che sapevo te l’ho detto.

«Cosa gli è venuto in mente di cacciarsi lui fra queste faccende?