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e all’America. Casa Carrè, non c’era dubbio! Liberarsi! In America! L’avvocato Boglietti doveva andar da lui l’indomani mattina per la risposta. Se gli dicessero: «passi» e l’avvocato gli entrasse in camera, lo trovasse sul letto con una palla in cuore? Maledetta gente superba! Cosa credevano? Tutti i vizi e tutte le colpe, sì; ma vile, no. Di vergogna e di sangue li macchierebbe; l’unica compiacenza, per Dio! Aveva creduto sua moglie migliore degli altri, anche dopo il tradimento di Passo Rovese, ma ora si mostrava della stessa tempra. Che moglie era stata per lui? Retta sì, tranne quella volta; e dura e fredda come un cristallo, fedele a se stessa, non a lui! Se pure lo era ancora, fedele. Un anonimo gli aveva scritto accusando lei e Cortis. Allora il barone non aveva creduto; adesso voleva credere. Gli piaceva di credere, di vedere a terra quella virtù fastidiosa e superba. In America? Per comperar la sua lontananza? No, no, la signora potrebbe anche sposarselo, colui, ma gli porterebbe in dote una maledizione e del sangue.

Si fermò sul Corso a guardare in su e in giù come se lo vedesse per la prima volta. Era deserto; le due lunghe file di fanali parvero al barone un accompagnamento funebre. Pensò che lui non l’avrebbe e se ne compiacque. Meglio andar soli, senza tanti cialtroni dietro che chiacchierino, ridano e lo mandino al diavolo. Non avrebbe funerale e non andrebbe in chiesa. Bene. Nè Dio, nè santi l’avevano aiutato. A questo punto si sentì un subito mancar dell’orgoglio, un lampo di sgomento; ma passò tosto, e l’uomo tirò via senza pensare ad altro.

Entrò in un piccolo caffè di via delle Muratte, a