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battaglie notturne 291


«Questo non è rispondere.

Suo marito s’incrociò le braccia sul petto.

«Ti sdegni anche?» diss’egli. «Non basta che io ti abbia scritto di andare, stare e venire a tuo piacimento, con chi ti pare, non ti basta di averne approfittato; mi rimproveri anche di non esser venuto a baciare la mano a tua madre! Non rompere quella seggiola che non è mia.

«Scusa» rispose Elena dolcemente, posando la seggiola.

Ella era venuta col proposito di essere umile, affettuosa il più possibile, di tollerare le prevedute violenze di quell’uomo che voleva salvar dall’abisso; e si rimproverava di avervi mancato fin da principio.

«Ti prego ancora una volta» proseguì «di credere che hai torto di essere in collera con la mamma. Se vi è stata colpa quella volta a Passo di Rovese, è stata tutta mia. Te l’ho detto tante volte, Carmine, te ne ho chiesto perdono. Io non ho inteso di far male, ma te ne domando perdono ancora, se vuoi. Se non vuoi credermi, sia! Pensa allora che, per rispetto a te, ho sopportato che mia madre alloggiasse all’albergo in Cefalù; e mi ha fatto tanto male perchè proprio, povera donna, io so che non ha colpa, ma niente, ma niente. Sì, son venuta a Roma con lei, ma ti ho scritto perchè ci venivo; per te! La mamma si era posta in mente di condurmi nel Veneto, e te lo ha scritto; ma io glie l’ho sempre detto che se mi movevo da Cefalù era per venire a Roma, per assisterti come avrei potuto meglio.

«Già!» proruppe il barone. «Ed è successa questa combinazione miracolosa che la Camera era aperta