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battaglie notturne 301


Un lampo balenò negli occhi di Elena.

«Sai qualche cosa?» diss’ella.

«Io? No. Non so niente. Cosa vuoi che sappia?

«Perchè infatti gli hanno proposto di pagargli i debiti.

«Ah, ecco!» esclamò il conte. «Te l’ho detto, io. Hai visto? E lui, cosa fa?

«Ah, sai che c’è una condizione?

Stavolta il conte andò sulle furie, protestò di non saper niente di niente.

«C’è una condizione» riprese Elena. «C’è la condizione di andare in America, per sempre.

Lao non parlò più, non mostrò curiosità di saper altro.

«Egli accetta» continuò lei dopo un breve silenzio. «Ci va.

Lao si scosse un poco e brontolò:

«Manco male.

Stettero muti ambedue, un tratto.

«E perchè ti crucci, allora?» diss’egli finalmente. «Non capisco. Credi che gli farebbe più onore di andare in prigione? Cosa si potrebbe fare per lui di meglio? Proprio non capisco.

Elena si alzò dalla sedia senza dir niente, si appressò al cassettone su cui stava la sua candela, la tolse in mano, la considerò un poco, e posatala, se ne tornò lentamente indietro, appoggiò ambo le mani al letto come per chinarsi a baciar lo zio, gli si chinò invece all’orecchio, gli sussurrò:

«E se andassi anch’io?

Egli si strinse nelle spalle e rise forte, ironicamente.

«Non scherzo mica, zio» diss’ella.

Allora lo zio, ch’era coricato sul fianco, si girò sul dorso.