Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/312

Da Wikisource.
302 daniele cortis


«Di’ la verità» esclamò prendendole un braccio «che mi faresti anche questa?

«Ho paura che sia il mio dovere, zio.

«Ma che dovere! Ma quando mai la moglie d’un briccone ha il dovere di tenergli dietro se va in America? Ma fammi il piacere! Va là, va là, va a letto!

Elena fu sorpresa che suo zio pigliasse la cosa con una tal quale relativa placidità.

«Ma parto proprio, sai» diss’ella.

«Oh basta!» esclamò il conte. «Finiscila! La condizione, s’intende bene, è che vada solo.

«Ma no, ma no, zio!

«Ma sì, ma sì, solo, solissimo!

«Ma scusa, zio!

«Oh» diss’egli, fuori dei gangheri, «chi lo ha da sapere se non lo so io? Chi è l’asino che paga se non sono io?

Elena n’ebbe tronco il respiro; tutto il sangue le corse al cuore. Guardò suo zio con gli occhi spalancati, stringendosi le mani al petto, senza proferire parola. Aveva creduto che l’offerta fosse stata procurata da Clenezzi e movesse dalla Presidenza del Senato, dal Governo.

«Non mi sarò spiegato abbastanza» proseguì il conte. «Non mi sarò spiegato abbastanza con quell’altro asino di avvocato, ma lascia fare a me. Non c’è niente di combinato, finora. Sta quieta che i patti saranno chiari.

Elena abbracciò suo zio con una repentina furia di affetto e di spavento, lo baciò, lo ribaciò.

«No, no, no» diss’ella affannosamente, «No, no, non vado, non dir niente! Grazie! Oh grazie! Facevo apposta, per vedere se ti commovevi, se ti