Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/337

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occulto dramma 327

parlava con qualcuno. Ah no, il cuore non voleva dirle quelle parole; non lo poteva! Il cuore voleva vita, amore, felicità! Le due palme strette al volto discesero lungo le guance con una espressione convulsa che le allargava gli occhi ancor più. «Daniele!» diss’ella sottovoce, angosciosamente. E chiuse gli occhi, si sentì un momento sul suo petto con il suo amore e il suo nome.

La contessa Tarquinia venne a consultare sua figlia sulla camera da disporre per il senatore Clenezzi, sul pranzo da preparargli, se di grasso o di magro, perchè era di sabato e la contessa non lo conosceva abbastanza, il senatore, non sapeva niente delle sue idee, delle sue abitudini. Non aveva proprio voglia di tanti fastidi!

«Almeno» diss’ella, poi che restò sola con Elena «dico che sapremo qualche cosa di tuo marito. Non ti ha mica scritto, eh? Bella, sai. Così sei ancora più libera, puoi star qui fino che vuoi.

Ella non sapeva niente delle pratiche segrete di Lao; sapeva solo, da Elena, che quella sera, a Roma, lo aveva lasciato abbastanza tranquillo, speranzoso di uno scioglimento che non sarebbe, a quanto diceva, il peggiore dei possibili, disposto a lasciar lei libera di andare o stare come le piacesse meglio.

Elena non le rispose, la seguì abbasso per andar a vedere un quartierino di fronte a quello di Cortis, dove avrebbe alloggiato Clenezzi. In sala trovarono Cortis che stava leggendo delle lettere e che sorrise silenziosamente ad Elena quando gli passò davanti.

«Dimmi tu, Daniele» gli chiese la contessa tornando in sala due minuti dopo, «dimmi tu cosa