Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/341

Da Wikisource.

occulto dramma 331

di amare e anche di soffrire per quello che amo. Allora sono felice, allora mi sento come un fuoco di vita nell’anima, come una benedizione di Dio, sento tutta la mia dignità d’uomo, tutta la mia forza. Anche quando si tratta delle mie idee, del mio paese che amo tanto. Sai, la coscienza mi dice che dovrebbero passare davanti a tutto. Bene, anche per loro sono felice di soffrire. Più mi si combatte, più mi si offende, più soffro, meglio sto. Se adesso mi sorride poco l’idea di tornare a Roma e alla Camera, è perchè ho paura di non potervi far niente di buono, e non per le opposizioni. E se t’amo, Elena, ma come, ma come vuoi che la mia felicità non sia questa di seguitare ad amarti, sacrificando, ora e sempre, tutto quello che si deve sacrificare, ma sapendo, però, che anche tu mi ami e che il tuo amore è così forte e così nobile come il mio? Come vuoi che io prenda moglie? Perchè? Per aver la vita ingombra e l’anima vuota? Il mio amore sei tu, la mia vita sei tu, la mia felicità sei tu, anche così, vivendo come spiriti, pregando Dio che ci aiuti sempre, e ci riunisca meglio un giorno o l’altro, non dico in questo mondo! Perchè io lo prego così, sai, e ci ho una gran fede!

Adesso era Elena che respirava affannosamente, bevendo le parole calde e lo sguardo di lui. Era troppo! Si alzò di slancio, gli strinse forte forte la mano, non rispose ai suoi richiami, uscì in giardino per la porta di ponente, andò a cadere sopra uno dei sedili di ferro che la contessa tiene lì fuori.

Un gran vento freddo si era levato da settentrione e ruggiva negli abeti, infuriava negli arbusti,