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si pose al piano senza parlare e cominciò a cercarvi il motivo del Pergolese, interrogando Clenezzi con gli occhi.

«Bravo!» esclamò costui. «Bravo! Così» E si mise a cantare con la sua fioca voce fessa:

Se cerca, se dice...

Nel dire la frase:

Ah, no, sì gran duolo
Non darle per me,

trovò tanto improvviso vigore che don Bortolo esclamò restando di giuocare «bravo, cane!» e fece rider tutti, mentre il senatore continuava imperterrito:

Rispondi, ma solo:
Piangendo, partì.

Soltanto Elena non rideva. Chiese di chi fossero le parole. Clenezzi cominciò un panegirico di Metastasio, levando al cielo questi versi tutti sentimento, tutti vezzi, tutti musica anche senza le note divine del Pergolese.

«Sì, sì» disse Lao alzandosi, «meglio questi pochi versi antichi che tanto brodo moderno, non dirò di porco, chè io lo apprezzo, ma di asino. Falsi però anche questi, sapete; falsi nella midolla. Zucchero di barbabietole. Lo si sente anche nella musica, quasi. Bella, ma, ma, ma... non so, un poco effeminata. Pare impossibile che quella roba lì sia d’un abate. Si capisce ch’era un abate da burla, Metastasio. Un prete deve sentir la passione più di così.